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Archive for the ‘Facce da pipa’ Category

Gianni Brera non ha certo bisogno di presentazioni. Accanito fumatore di pipe e toscani (che comunque prediligeva) possedette una collezione composta da una cinquantina di pipe che sono oggi conservate al Museo della pipa di Brebbia. Brebbia ha inoltre realizzato un kit di due pipe (una Dublin e una piccola Calabash, disponibili in due finissaggi), ispirate a disegni di Brera

Concludiamo con un’ode alla pipa, estratta dal commento che Brera scrisse nel 1992 su la Repubblica in seguito alla presentazione di un disegno di legge volto a vietare il fumo nei locali pubblici.

Resta la pipa, che ci riporta dritti agli indiani. Di mezzo ci si sono messi gli inglesi, che hanno inventato tutto, anche il succhiare fumo da un fornello di radica. La pipa esige calma interiore livello filosofico, sublime pacatezza dell’anima. Le sue delizie sono infinite e non tutti vi possono accedere senza adeguate risorse religiose. Bisogna conquistare anche quel fumo ormai sapiente da secoli.

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Enzo Bearzot (1927-2010)

Si è spento oggi, all’età di 83 anni, Enzo Bearzot, indimenticato ct campione del mondo a Spagna ’82.  Più che con mille parole lo ricordiamo così: con una carrellata di fotografie che lo ritraggono con le sue amate pipe.

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Secondo post (qui il primo) dedicato al noto scrittore francese Georges Simenon. Ecco cosa racconta del suo rapporto con la pipa e il fumo in un intervista del 1967 fattagli dal direttore della rivista francese Lui Jacques Lanzmann (e che ho tradotto dal francese):

L: Potrebbe definire un po’ la “sensazione”? Se lei mi domanda che sensazione procura un sigaro posso risponderle, ma ciò che si prova veramente fumando quella che si chiama una “buona pipa”…

S: Ebbene, le dà una certo rilassamento, e al tempo stesso una certa sicurezza. Il mattino, ad esempio, quando mi alzo la prima cosa che faccio è lavarmi i denti e poi carico una pipa. E quando inizio a bere i primi sorsi di the aspiro le prime boccate di fumo. Il fatto di mettere la pipa fra i denti, fin dal mattino, significa che la giornata comincia, che sono sveglio e sono attivo. E anche la sera, al momento di coricarmi, mi attardo un po’ per finire la pipa che ho fra i denti. Riesco sempre a trovare un modo per “imbrogliare” e mi dico: «Toh, ho dimenticato di ricaricare l’orologio» oppure «Non ho chiuso le persiane» e mi guadagno cinque minuti per finire la mia pipa.

Ho pipe ovunque, l’ha visto. Ne tengo su quasi tutte le mie scrivanie e tendo la mano automaticamente verso la pipa come verso il mio vizio. Credo proprio di fumare da quando mi alzo fino al momento di coricarmi,… salvo a tavola! Ho cominciato a fumare molto presto, verso i tredici anni. Fu a causa di una certa timidezza, di un bisogno di credermi uomo? Molto probabilmente sì, ma ne sono contento!

L: Fumava di nascosto dai suoi genitori?

S: No, no. Mio padre non mi diceva nulla. Era troppo intelligente per impedirmi di fare qualcosa, sapeva che l’avrei fatto comunque. È così anche con mia figlia [N.d.T allora quattordicenne], l’ha vista prima, è laggiù e fuma una sigaretta, ma non fuma di nascosto. La prima volta che l’ho vista fumare in un angolo, seminascosta, le ho detto: “Ma, Marie-Laure [N.d.T in realtà la figlia si chiama Marie-Jo], se vuoi delle sigarette, ce ne sono sul tavolo, non c’è bisogno di nascondersi”. Ha capito senza problemi.

L: Ci sono persone che le rubano le pipe per esporle “sotto vetro”, così come una volta si “rubavano” i mozziconi dello Zar?

S: Sì, mi capita spesso e mi infastidisce. Quasi ognuna delle mie pipe ha una storia; alcune sono state scelte da mia moglie, generalmente in occasione di compleanni. Tengo qui più di trecento pipe e per ognuna di esse so dove mi è stata data oppure dove l’ho comperata e in quale occasione. Insomma, ci sono dei legami quasi sentimentali tra le mie pipe e  me! Possiedo alcune grosse pipe che trovo molto belle ma che fumo di rado poiché bisogna fumarle in poltrona e devono essere tenute in mano. Non sono un collezionista, non vedrà nessuna pipa di schiuma, né in materiali diversi dalla radica. Non possiedo che pipe di radica, delle pipe normali. Sono un consumatore ordinario.”

(traduzione personale dall’originale in francese)

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Georges Simenon

Georges Simenon (1903-1989) è probabilmente una delle più celebri “icone” del fumatore di pipa. Scrittore belga di lingua francese dalla vastissima produzione, è ricordato soprattutto per i suoi romanzi gialli: su tutti quelli che vedono protagonista il celebre commissario parigino Jules Maigret.

Il commissario Maigret, come Simenon, è un fumatore di pipa, tanto che questa, assieme al cappello a tesa, diviene il suo segno distintivo. Un romanzo, La pipe de Maigret (1947), ruota attorno ad una pipa, la sua preferita, che il commissario non riesce più a ritrovare e che si scoprirà rubata. La sua pipa preferita, “quella alla quale ritornava più volentieri, che portava sempre con sé”. Era “una grossa pipa di radica, leggermente curva, che sua moglie gli aveva regalato dieci anni prima per un compleanno; quella che chiamava la sua buona vecchia pipa.” (tutte le citazioni tratte da La pipe de Maigret)

Maigret non si sposta mai senza almeno due o tre pipe in tasca e nel suo ufficio ci sono sempre svariate pipe, allineate sulla scrivania o fumate nel portacenere in attesa di essere svuotate. Questi sono in realtà in buona parte tratti autobiografici. In effetti Simenon era, come il commissario da lui creato, un accanito fumatore (possedeva più di 300 pipe) e tra le sue preferite vi era una Dunhill Root Briar 3103 (una classicissima Billiard liscia). Nella foto qui a lato lo vediamo nel suo studio con numerose pipe allineate sulla scrivania, proprio come Maigret.

Per concludere una nota sui tabacchi. Il commissario Maigret fumava del Gris. Il nome deriva dal colore del pacchetto, prodotto dalla Caporal, in cui veniva imballato il tabacco da pipa chiamato Scaferlati, un tabacco orientale air-cured dal colore bruno. Simenon invece preferiva i tabacchi della Dunhill: il Royal Yacht (Virginia), Elisabethan Mixture (Virginia e Perique). Inoltre sembra che la Dunhill gli fabbricasse una miscela speciale della quale consumava circa 200g a settimana.

(continua...)

Per approfondire:

  • Un articolo tutto dedicato alle pipe citate nei diversi romanzi con protagonista il commissario Maigret (in francese e inglese)

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J.R.R. Tolkien

Fra i fumatori di pipa celebri vi è sicuramente John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), il celebre scrittore inglese, conosciuto soprattutto per Il Signore degli Anelli, edito per la prima volta tra il 1954 e il 1955. Qualche anno dopo, nel 1958, ebbe a scrivere di sé: “Tranne che per la taglia, sono in tutto e per tutto un Hobbit: mi piacciono i giardini, gli alberi e le fattorie non meccanizzate; fumo la pipa, amo il buon cibo semplice (non refrigerato), ma detesto la cucina francese.”

Tolkien fumava svariati tabacchi tra i quali amava particolarmente il Player’s Navy Cut e il Capstan Medium “Blu”. La passione per la pipa traspare anche nelle opere del celebre scrittore. Diversi personaggi de Il Signore degli Anelli fumano (qui a fianco Sam). Si tratta quasi sempre di pipe che potremmo definire delle Churchwarden (qui nel link una Dunhill), pipe dal bocchino particolarmente lungo e più o meno ricurvo.

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Il generale Douglas Mac Arthur (1880-1964) inaugura la nostra galleria di fumatori di pipa famosi.

Comandante in capo delle forze statunitensi nel Pacifico durante la Seconda guerra mondiale, è qui ritratto in una delle sue fotografie più celebri con la sua fedele pipa di pannocchia gigante (Corn cob pipe) durante le operazioni nelle Filippine nel 1945.

Nell’immaginario collettivo il generale Mac Arthur è inseparabile dalla sua pipa di pannocchia e dai suoi occhiali (recentementi tornati in auge).

Qui a destra in un’altra foto con una pannocchietta di dimensione più ridotte.

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